La cacciata dei Gesuiti di alcuni anni prima, la lenta ma costante presa di coscienza della borghesia hanno ulteriormente mondanizzato la vita di Napoli facendone, se possibile, una città ancora più socialmente sperequata ma anche vivida e feconda. Ormai si discetta su tutto e non v’è branca del sapere ove non si cimentino i sapienti partenopei. Al S. Carlo, al Fiorentini ed al Teatro Nuovo furoreggiano sciantose, accalappiamariti, quali la de Amicis, la Gabrielli, la famigerata Viscioletta e Nicolò Iommelli compone l’Ifigenia che, alla concertazione, si rivela un fiasco memorabile.
I coniugi Bagno partecipano a questa neo rinascenza sotto il Vesuvio in un modo che, visti i tempi, ha del banale: Francesco, quando i malati dell’Arcispedale degl’Incurabili gliene lasciano il tempo, si tuffa nello studio delle opere scientifiche dei maggiori medici del tempo quali Serao, Sarcone, Cotugno e Cirillo; Anna ricama il corredino per un bimbo che non verrà mai. Finalmente, dopo anni di gavetta e la pubblicazione di alcuni lavori scientifici di una certa risonanza, Francesco viene chiamato, nel 1787, dall’Università ad insegnare fisiologia ed anatomia.
L’eco della Rivoluzione di Francia riempie Anna di timori che scaturiscono da sensazioni più che da fatti: quel marito così poco propenso ad appalesare i propri sentimenti, cela a stento il compiacimento per le notizie, invero truculente, che arrivano dalla Francia. In giro si sente parlare di teste mozzate e portate in processione infilzate su delle picche, e non riesce a capacitarsi di come il suo Francesco, sempre teso ad alleviare le sofferenze altrui, possa poi provare compiacimento per tutto questo. Soltanto quando incomincia a compenetrare l’essenza del concetto di uguaglianza, intuisce cosa in realtà è accaduto: il figlio dell’umile salassatore del villaggio di Cesa, approdato ad una professione decorosa dopo infinite rinunzie ed altrettante ingiustizie, in un ambiente ove più che la capacità conta il censo, era fatale che si ritrovasse con coloro che volevano abbattere i privilegi. Pur con disagio cerca di condividerne il pensiero ma, in realtà, ne sposa le idee perché sono le sue idee e sente attaccarsi alla pelle la sensazione che gli anni sereni stiano per terminare. L’anno dell’eruzione del 1794 vede materializzarsi i suoi timori. A lato del processo che manda condannati a morte, per avere tramato contro il trono, Vincenzo Vitaliano, Emanuele De Deo e Vincenzo Galiani, il dottor Bagno finisce sulla lista dei sospetti fiancheggiatori della congiura. Vista la piega che stanno prendendo gli eventi, Anna cerca di indurre il marito ad una maggiore prudenza ma si accorge che è inutile.
(continua)
I coniugi Bagno partecipano a questa neo rinascenza sotto il Vesuvio in un modo che, visti i tempi, ha del banale: Francesco, quando i malati dell’Arcispedale degl’Incurabili gliene lasciano il tempo, si tuffa nello studio delle opere scientifiche dei maggiori medici del tempo quali Serao, Sarcone, Cotugno e Cirillo; Anna ricama il corredino per un bimbo che non verrà mai. Finalmente, dopo anni di gavetta e la pubblicazione di alcuni lavori scientifici di una certa risonanza, Francesco viene chiamato, nel 1787, dall’Università ad insegnare fisiologia ed anatomia.
L’eco della Rivoluzione di Francia riempie Anna di timori che scaturiscono da sensazioni più che da fatti: quel marito così poco propenso ad appalesare i propri sentimenti, cela a stento il compiacimento per le notizie, invero truculente, che arrivano dalla Francia. In giro si sente parlare di teste mozzate e portate in processione infilzate su delle picche, e non riesce a capacitarsi di come il suo Francesco, sempre teso ad alleviare le sofferenze altrui, possa poi provare compiacimento per tutto questo. Soltanto quando incomincia a compenetrare l’essenza del concetto di uguaglianza, intuisce cosa in realtà è accaduto: il figlio dell’umile salassatore del villaggio di Cesa, approdato ad una professione decorosa dopo infinite rinunzie ed altrettante ingiustizie, in un ambiente ove più che la capacità conta il censo, era fatale che si ritrovasse con coloro che volevano abbattere i privilegi. Pur con disagio cerca di condividerne il pensiero ma, in realtà, ne sposa le idee perché sono le sue idee e sente attaccarsi alla pelle la sensazione che gli anni sereni stiano per terminare. L’anno dell’eruzione del 1794 vede materializzarsi i suoi timori. A lato del processo che manda condannati a morte, per avere tramato contro il trono, Vincenzo Vitaliano, Emanuele De Deo e Vincenzo Galiani, il dottor Bagno finisce sulla lista dei sospetti fiancheggiatori della congiura. Vista la piega che stanno prendendo gli eventi, Anna cerca di indurre il marito ad una maggiore prudenza ma si accorge che è inutile.
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