A Napoli il 1798 si concluse senza il tradizionale rumore dei botti di fine d’anno. A dire il vero, dei botti ci furono. Furono quelli, temibili e letali, dei cannoni e dei fucili, perché nelle strade e nei vicoli napoletani si combatté per affermare il nuovo e rivoluzionario ideale che di lì a qualche giorno avrebbe condotto alla costituzione della Repubblica Partenopea.
Quell’anno il Natale non arrivò. Al suo posto arrivarono, invece, le truppe francesi del generale Championnet che, muovendo dai confini del Lazio, sfruttarono l’opportunità della rivolta per invadere il regno.
Ferdinando I, incalzato dagli eventi e minacciato da vicino dai Francesi, fu costretto dall’imperioso consiglio degli Inglesi, suoi alleati, a prendere la sofferta decisione di lasciare Napoli. Ferdinando e sua moglie serbavano un timore palese ed un odio irriverente nei confronti di tutti i Francesi, da quando la Francia repubblicana giustiziò i suoi ex sovrani, Luigi XVI e Maria Antonietta, rispettivamente il cognato e la sorella di Maria Carolina. L’evento delittuoso portò il Re di Napoli a schierarsi apertamente con le potenze che combattevano contro la Francia e lo spinse, inoltre, ad assicurarsi una protezione quasi personale dal potente alleato inglese. E fu così che, il 22 dicembre 1798, la famiglia reale e buona parte del seguito, ministri compresi, s’imbarcarono sulla nave ammiraglia di Orazio Nelson, diretti a Palermo.
La flotta inglese indugiò nelle acque del golfo ancora per tre giorni per colpa della bonaccia, che non permise alle navi di prendere il largo. I rappresentanti del popolo approfittarono di quest’occasione per inviare al re numerose delegazioni affinché si convincesse a rientrare, dopo aver assicurato un appoggio incondizionato alla sua causa. Ma la decisione degli Inglesi prevalse e il giorno di Natale Ferdinando partì, promettendo un rapido ritorno a se stesso ed al popolo.
Oltre che per i temuti battaglioni francesi, il re lasciò Napoli per evitare una lotta fratricida tra i lazzari, suoi seguaci, ed i rivoluzionari. Egli cercò di evitare, inoltre, che la bella e prosperosa capitale del suo regno fosse deturpata dalla furia dei giacobini napoletani e da quella dell’esercito francese, sceso in loro aiuto. Nella circostanza la famiglia reale, oltre al sacrificio per l’abbandono dell’abituale dimora, sopportò anche il dolore per la perdita del piccolo principe Alberto. Lo sfortunato principe morì, all’età di soli sei anni, durante la violenta tempesta che sorprese le navi inglesi mentre erano ancora in navigazione verso la Sicilia.
(continua)
Quell’anno il Natale non arrivò. Al suo posto arrivarono, invece, le truppe francesi del generale Championnet che, muovendo dai confini del Lazio, sfruttarono l’opportunità della rivolta per invadere il regno.
Ferdinando I, incalzato dagli eventi e minacciato da vicino dai Francesi, fu costretto dall’imperioso consiglio degli Inglesi, suoi alleati, a prendere la sofferta decisione di lasciare Napoli. Ferdinando e sua moglie serbavano un timore palese ed un odio irriverente nei confronti di tutti i Francesi, da quando la Francia repubblicana giustiziò i suoi ex sovrani, Luigi XVI e Maria Antonietta, rispettivamente il cognato e la sorella di Maria Carolina. L’evento delittuoso portò il Re di Napoli a schierarsi apertamente con le potenze che combattevano contro la Francia e lo spinse, inoltre, ad assicurarsi una protezione quasi personale dal potente alleato inglese. E fu così che, il 22 dicembre 1798, la famiglia reale e buona parte del seguito, ministri compresi, s’imbarcarono sulla nave ammiraglia di Orazio Nelson, diretti a Palermo.
La flotta inglese indugiò nelle acque del golfo ancora per tre giorni per colpa della bonaccia, che non permise alle navi di prendere il largo. I rappresentanti del popolo approfittarono di quest’occasione per inviare al re numerose delegazioni affinché si convincesse a rientrare, dopo aver assicurato un appoggio incondizionato alla sua causa. Ma la decisione degli Inglesi prevalse e il giorno di Natale Ferdinando partì, promettendo un rapido ritorno a se stesso ed al popolo.
Oltre che per i temuti battaglioni francesi, il re lasciò Napoli per evitare una lotta fratricida tra i lazzari, suoi seguaci, ed i rivoluzionari. Egli cercò di evitare, inoltre, che la bella e prosperosa capitale del suo regno fosse deturpata dalla furia dei giacobini napoletani e da quella dell’esercito francese, sceso in loro aiuto. Nella circostanza la famiglia reale, oltre al sacrificio per l’abbandono dell’abituale dimora, sopportò anche il dolore per la perdita del piccolo principe Alberto. Lo sfortunato principe morì, all’età di soli sei anni, durante la violenta tempesta che sorprese le navi inglesi mentre erano ancora in navigazione verso la Sicilia.
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