giovedì 7 febbraio 2008

Uomini, macchine e... armi intelligenti

Nel corso di quest’ultimo secolo la ricerca scientifica ha avuto un incremento tale da trasformare e rendere la nostra vita molto più che confortevole.
Di pari passo è cresciuta anche la nostra sete di conoscenza, sono aumentate, qualitativamente, le nostre esigenze e siamo spinti ad osare sempre di più.
La casualità delle cose non è più accettata ed i sentimenti puri, come odio, amore, paura, dolore, istinto di conservazione ecc., non guidano più le nostre azioni. Oggi, come non mai, siamo indotti ad agire mediante l’uso della sola ragione e le nostre scelte sono condizionate dall’interesse. Cerchiamo una spiegazione plausibile ad ogni nostra mossa ed ogni nostro comportamento deve avere un filo logico dettato da questa o quella ragione o, meglio, dalla nostra intelligenza che, forte delle enormi esperienze acquisite, è sempre più deduttiva e meno intuitiva.
In una donna, moglie o compagna che sia, non cerchiamo più bellezza, dolcezza o altre doti prettamente femminili, vogliamo una donna che sia, ad ogni costo, intelligente. E, naturalmente, intelligenti devono essere i nostri figli, così come devono esserlo i loro giochi, anche se infantili. Intelligenti devono essere i nostri amici, i nostri passatempi e tutto il mondo che ci circonda. E, non paghi di essere attorniati già da tutta questa intelligenza naturale, la produciamo anche in maniera artificiale, per inserirla nelle macchine e negli utensili che usiamo tutti i giorni. Guai a perdere tempo dietro a qualcosa che si riveli inutile, seppure divertente. Guai a dare sfogo all’irrazionalità, saremmo considerati degli stupidi e saremmo evitati da tutti gli altri, gli intelligenti, che sono intorno a noi.
Cresciuti ed educati in pieno regime intelligente, noi, uomini del terzo millennio, aiutati da un’industria bellica che si avvale di una tecnologia tanto avanzata, siamo in grado di produrre macchine ed armi sempre più sofisticate e dotate di una precisione micidiale. Intelligenti pure loro. Gli elementi sfruttati per la realizzazione e l'impiego di queste armi cosiddette “intelligenti”, sono gli stessi che ci permettono quotidianamente una vita più comoda: l'elettronica, la telematica.
Le armi intelligenti, sfruttando le capacità fornite dai sistemi a raggi infrarossi (IR) o ad intensificazione di luce (IL) e aiutate dagli occhi artificiali dei satelliti spia, permettono la selezione degli obiettivi e provocano danni solamente a quei mezzi ed a quelle infrastrutture nemiche ritenute d’interesse strategico.
Questa tecnologia bellica d’avanguardia è stata già ampiamente sperimentata ed è risultata determinante, ai fini del successo finale, nella Guerra del Golfo ed è stata protagonista anche in quella dei Balcani.
La quasi totale perfezione raggiunta dai mezzi permette il ricorso al combattimento notturno, non più in forma episodica perché condotto per lo più alla cieca, ma lo consente in maniera sistematica in quanto effettuato con la precisione e la determinazione in cui si opera nell'ambiente diurno. Comunque, a prescindere da questi aspetti, nella guerra moderna, le consueti strategie di “guerra generale“ (ricerca della distruzione completa dell'avversario) e di “guerra limitata“ (sforzi e rischi devono essere proporzionati agli interessi in gioco), trovano, ancora oggi, ferma e valida attuazione e fanno assumere un’importanza ancora fondamentale alle forze convenzionali che, anche se si avvalgono di un’elevata prontezza operativa dovuta ai mezzi più moderni, sono dotate di armi tradizionali, le uniche a poter rievocare, nell’uomo moderno, ancora sentimenti e sensazioni come paura, angoscia, rimorso, dato che il loro impiego ne presuppone un uso ravvicinato. Neppure la minaccia al ricorso degli armamenti nucleari tattici riesce a intaccare più di tanto i nostri timori: gli esperti ci assicurano che il loro eventuale impiego, pur comportando un rischio di escalation, non darebbe luogo necessariamente ad un conflitto nucleare esteso e generalizzato.
Il ricorso a tali strategie impone agli eserciti moderni di essere in grado di condurre, nei diversi ambienti naturali, sia una guerra convenzionale che una guerra nucleare limitata e selettiva, ed impone un elevato addestramento per essere in grado di passare celermente da un tipo di operazione bellica all'altra. Anche questo ci fa sentire intelligenti, perché così siamo tenuti a credere di avere un controllo totale sull’uso razionale della forza.
Ma chi sono questi intelligenti che decidono come, quando e dove usarla? Nell'arte militare c’è una sola parola che stabilisce tutto ciò: la strategia. La scienza bellica attribuisce il monopolio assoluto della strategia al solo potere politico. Infatti la condotta strategica di un conflitto è un compito politico che esula dalle competenze delle gerarchie militari, alle quali sono affidate solamente le responsabilità della conduzione tattica dell'evento.
E le vittime? Quale rapporto hanno con l’intelligenza? In un conflitto si agisce per un interesse che di razionale ha solamente il bene di una collettività. Le bombe, quelle, anche se intelligenti, fanno delle vittime. Vittime di armi intelligenti, forse. Di sicuro, vittime di una intelligenza tutta umana.

1 commento:

xmiky ha detto...

Ottima interpretazione margius...cmq le bombe hanno fatto e faranno sempre vittime in una guerra...non ci sono distinzioni tra bombe intelligenti e stupide...la guerra è cosi...